22 Luglio 2017
immagine di testa


News
percorso: Home > News > News Ambiente

I referendum sulle trivellazioni 17 Aprile 2016

14-03-2016 16:50 - News Ambiente
Sono stati promossi da nove regioni, comitati e movimenti: dei sei quesiti ne è rimasto in piedi solo uno, ma su altri due c´è una questione aperta

Da qualche mese si parla dei referendum contro le trivellazioni promossi da alcune regioni, i cosiddetti comitati No-Triv e altri movimenti. Inizialmente i quesiti erano sei, ma solo uno è stato approvato pochi giorni fa dalla Corte Costituzionale; su altri due sta per essere presentato un conflitto di attribuzione.

Da capo
Il referendum è previsto dall’articolo 75 della Costituzione: può essere proposto da 500 mila elettori o da almeno cinque Consigli regionali per abrogare, totalmente o parzialmente «una legge o un atto avente valore di legge». Dopodiché, prima di arrivare al voto vero e proprio i quesiti devono passare una serie di controlli tecnici e devono essere dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale.
Nel settembre del 2015 Possibile, un movimento politico fondato dal parlamentare Giuseppe Civati dopo essere uscito dal Partito Democratico, aveva promosso la raccolta firme degli elettori a sostegno della presentazione di otto referendum, due dei quali avevano a che fare con la ricerca e l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e su terraferma, cioè con le trivellazioni. Le 500 mila firme non erano state però raggiunte. Poco dopo – anche grazie alla pressione esercitata da 200 associazioni, comitati e movimenti – dieci consigli regionali avevano deciso di presentare a loro volta sei quesiti referendari, ai quali il 27 novembre la Cassazione aveva dato il via libera. I referendum erano stati promossi inizialmente da dieci regioni: Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. L’Abruzzo si è poi ritirato.
Il governo Renzi era intervenuto allora con una serie di modifiche nella legge di stabilità, che avevano in parte a che fare con i quesiti stessi. La Cassazione aveva dovuto quindi valutare di nuovo i referendum e l’8 gennaio, viste le modifiche introdotte dalla legge di Stabilità, aveva accantonato cinque quesiti. La Cassazione aveva però ritenuto che la modifica del Parlamento sulla durata delle concessioni non avesse recepito completamente la richiesta referendaria e aveva dichiarato che il sesto quesito continuava a mantenere i requisiti necessari per la presentazione. Lo aveva rinviato alla Corte Costituzionale che il 19 gennaio lo ha dichiarato ammissibile. La sentenza della Corte Costituzionale e le motivazioni saranno pubblicate entro il 10 febbraio.

Il quesito ammesso
La sentenza della Consulta sarà ora notificata alla presidenza del Consiglio dei ministri e verrà indicata una data per il voto tra il 15 aprile e il 12 giugno. A quel punto il referendum sarà indetto con un decreto del presidente della Repubblica. Nel frattempo però il governo potrebbe cercare di modificare la norma per evitare che si arrivi al voto, come già successo con la legge di stabilità.
Il quesito ammesso riguarda la durata delle autorizzazioni per le esplorazioni e le trivellazioni dei giacimenti in mare già rilasciate, e ha a che fare con l’abrogazione dell’articolo 6 comma 17 del Codice dell’Ambiente nella parte in cui prevede che le trivellazioni possano proseguire fino a quando il giacimento lo consente. Il comma prevede sostanzialmente che le trivellazioni per cui sono già state rilasciate delle concessioni non abbiano una scadenza. Il referendum vuole invece limitare la durata delle concessioni alla loro scadenza naturale, chiudere dunque definitivamente i procedimenti in corso e evitare proroghe.

Altri due quesiti
Su due dei cinque quesiti che la Cassazione ha dichiarato “decaduti” dopo gli interventi del governo nella legge di stabilità, sei regioni hanno deciso di presentare un conflitto di attribuzione: Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania. Si tratta in questo caso dei referendum che riguardano il “Piano delle Aree” e le proroghe dei titoli.
Il Piano delle Aree era stato introdotto dal decreto cosiddetto “Sblocca Italia”: obbligava il governo e le regioni a definire quali fossero le aree in cui era possibile avviare dei progetti di trivellazione tenendo conto della diversità dei territori, delle aree a rischio sismico e così via. Si trattava di uno strumento di pianificazione e razionalizzazione che prevedeva la partecipazione attiva delle regioni. Uno dei quesiti dei referendum ribadiva che le regioni dovevano partecipare in modo attivo alla sua stesura e chiedeva che fino a quando il Piano non fosse stato elaborato non si potessero rilasciare nuovi permessi. Il Piano è però stato abrogato dal governo nella legge di stabilità, facendo decadere automaticamente anche il quesito che lo riguardava.
I promotori del referendum sostengono che l’azione del governo sia servita ad aggirare la questione e hanno sollevato dunque un conflitto di attribuzione. La Cassazione, dicono, ha fatto decadere il quesito invece di sollevare una questione di costituzionalità e il parlamento ha violato l’attribuzione che la Costituzione all’articolo 75 assegna al comitato promotore. La modifica della legge di stabilità doveva essere conforme alla richiesta del referendum: l’obiettivo non è stato raggiunto e viene dunque richiesto il ripristino della norma dello Sblocca Italia per poterne abrogare realmente una parte.

L’altro quesito riguarda le proroghe dei titoli. Lo Sblocca Italia aveva introdotto il “titolo concessorio unico”, che andava a sostituire le vecchie forme di permessi e concessioni per le trivellazioni rilasciate alle società petrolifere. Il titolo concessorio unico prevede che alla società petrolifera fosse concesso di fare ricerca e estrazione con un’unica richiesta, per procedere più velocemente. Le vecchie concessioni separavano invece il permesso di ricerca dal permesso di estrazione, che poteva avere una durata di trent’anni con possibilità di proroga di altri venti, arrivando a cinquant’anni in totale.
Il quesito referendario chiedeva che venisse stabilita una durata limitata del titolo concessorio unico, fissandola a trent’anni al massimo e senza possibilità di proroghe. La legge di stabilità ha modificato in questo senso la norma accogliendo il limite temporale del titolo concessorio unico ma ha contemporaneamente reintrodotto la vecchia forma di concessioni che prevede delle proroghe, senza estendere dunque anche a questa vecchia formula un limite temporale. Attualmente una società petrolifera può fare una scelta tra due possibilità: il titolo concessorio unico, che le concede trent’anni di tempo, o le vecchie concessioni che le concedono – con le proroghe – cinquant’anni.
I promotori dei referendum hanno anche in questo caso sollevato un conflitto di attribuzione sostenendo che il governo ha eluso la questione per far tornare in vigore la vecchia norma. Il conflitto consisterebbe nel fatto che spetta ai promotori sottoporre agli elettori la loro richiesta e non al parlamento modificarla in modo da aggirare il quesito stesso.

E poi?
Se venisse stabilito che c’è stato effettivamente un conflitto di attribuzione sarebbero annullate le modifiche legislative introdotte con la legge di stabilità; tornerebbero in vigore le vecchie norme dello Sblocca Italia e due dei referendum “decaduti” dovrebbero tornare ad essere validi. L’obiettivo dei promotori del referendum è quindi far votare tre quesiti e non uno solo.
Resta da chiarire un ultimo punto, che ha a che fare con la tempistica del voto. Il governo potrebbe infatti decidere di fissare la data del voto del quesito attualmente ammesso in aprile, prima che la questione del conflitto di attribuzione (i cui tempi sono piuttosto lunghi) venga risolta. I promotori chiedono quindi che il voto venga deciso almeno per il 12 giugno, in coincidenza con le elezioni amministrative, in modo che sia il tempo per risolvere il conflitto. Una decisione del genere avrebbe un effetto sulle possibilità che venga raggiunto il quorum per considerare valido l’effetto del referendum.

**************************************************************************
DAL SITO www.notriv.com

1) CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO

L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario. La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.

E’ il caso della scomparsa “per magia”, tramite semplice emendamento, dei principi di “strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità”, che rappresentavano l’anima stessa del decreto legge “Sblocca Italia” (poi Legge n 164/2014).

E’ il caso della titolarità all’esproprio già prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come della facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti ed alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione.

E’ altresì il caso dell’abolizione del diritto di decisione da parte dello stesso presidente del consiglio, al termine di tempi ristretti e di un iter che esclude l’intesa “in senso forte” tra Stato ed Enti locali in sede di Conferenza dei Servizi. Lo stesso Piano delle Aree (dove le Companies potrebbero avanzare richieste o meno) è stato semplicemente cancellato, così lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.

Insomma, di 6 quesiti referendari ammessi il Novembre scorso dalla Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale ne ha salvato solo uno, a seguito appunto degli emendamenti in Legge di Stabilità, che pur assorbendo 3 dei quesiti proposti, ne lasciava elusi altri due, attualmente impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle 10 Regioni che avevano depositato i quesiti a Settembre. Ad oggi si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 Marzo.

2) LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI

Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili.

La combinazione, negli ultimi mesi, della campagna planetaria di pressione dal basso verso i lavori della conferenza internazionale sul clima a Parigi (COP 21), con la forte sensibilizzazione provocata dalla lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, ha fatto da detonatore per le lotte territoriali contro le grandi opere, in un contesto internazionale di accelerazione dell’iniziativa bellica, di forte e veloce cambiamento degli assetti geopolitici, mentre resta perdurante la tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.

3) IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITE

Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.

Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero. Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No Tav della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la Fiom, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.

Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia. Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.

Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi! Portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!), sapendo tra l’altro che i sondaggi danno il Sì al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.

La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.

4) LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A RINUNCIARE

Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione materiale costante e crescente dovuta ai crescenti cicli di lotta sviluppatisi nell’intero paese, in terra ed in mare, ha creato, contrariamente ai servili desiderata dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa. Adesso è un fatto che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo.

Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca d7482fr-sh e d7482fr-sh.

5) I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE

In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”. Un primo banco di prova riguarda il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via per il progetto di movimentazione e stoccaggio di petrolio e di gas a Taranto, in Puglia, provenienti dal nuovo Centro Oli di “Tempa Rossa”, in Basilicata, e destinati alla raffinazione off shore.

La giunta regionale pugliese torna, grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, ad avvalersi di poteri e competenze, mentre i cittadini ed i movimenti dispongono nuovamente di un importante interlocutore istituzionale, che nel peggiore dei casi potrà essere destinatario di azioni di conflitto e di pressione. Come ai tempi delle mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono i sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.

6) RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI

Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.

Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate.

Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica. Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale. Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.

Fonte: http://www.ilpost.it/ e http://www.notriv.com/

Download APP of RadioTsunami FREE!!!

stay tuned!!




Get it on Google Play

Collaborazioni

[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]
[]

RT gallery

Pecora Nera Festival 2014 @Guidonia

Serate ed Eventi
[]
Seconda edizione del Pecora Nera Festival, RadioTsunami presente come radio partner ufficiale della manifestazione canora, con interviste e diretta...

Foto serate Giovedi presso il "Sazerac Pub"

Serate ed Eventi
[]
Foto varie del progetto in ambito di reggae muisc roots '70 organizzato da "Tappazuchi".
Le serate sono tutte incentrate sull'ascolto e le selezioni...

Venerdì 7 Febbraio 2014 TRIBUTE TO DREAD LION - MrBenny & Mr Roots and Culture Lagana'

Serate ed Eventi
[]
Serata per onorare il DreadLion, storico riferimento di Roma per la musica reggae, per la sua imminente cessione attivita' :(
Grandi e magnifiche se...

Varie & co.

Generic Pictures
[]
Foto varie di RadioTsunami

Radio Web Festival 2015

Serate ed Eventi
[]
Foto scattate per la partecipazione al WRF tenutosi il 14 Giugno 2015 al Teatro Centrale di Roma

RT Stat

prima visita
20-06-2017 00:34

totale visite
249965

utenti online
0

ultima visita
22-07-2017 03:17

Libri Suggeriti

Fabrizio Lagana´: "MASSIVE REGGAE DISCOGRAPHY"

30-05-2014 16:50 - La nuova Libreria popolare
[]
[ continua ]

Fabrizio Mondo: Come gestire una web radio professionale

30-05-2014 16:28 Fonte: http://www.fabriziomondo.com e http://www.darioflaccovio.it - La nuova Libreria popolare
[]
[ continua ]

documenti

08-07-2014 - 101,38 KB - Comunicati Musicali
icona relativa a documento con estensione pdf
One Love Festival 2014, si parte

Comunicato stampa in formato PDF, per l´inizio del ONE LOVE FESTIVAL 2014@Latisana(UD) Camping Grasole.

Festival di reggae music, filosofia rasta e laboratori per condividere, confrontarsi e pace tr...
08-08-2014 - 268,28 KB - Comunicati RadioTsunami
icona relativa a documento con estensione pdf
Un Grazie a tutti dopo 6 anni

Comunicato stampa per ringraziare tutti per cio che oggi sta diventando RadioTsunami

03-06-2015 - 66,64 KB - Comunicati RadioTsunami
icona relativa a documento con estensione pdf
1 Giugno 2015. Nasce DuranRadio h24 a cura di Radio Tsunami

Comunicato per mettere a conoscenza della nascita della radio DURAN RADIO, dedicata a tutti i fan dei grandi Duran Duran.

Duran Radio e´ di proprieta´ di Radio Tsunami.
08-06-2015 - 177,55 KB - Comunicati Musicali
icona relativa a documento con estensione pdf
OVERJAM INTERNATIONAL REGGAE FESTIVAL 2015

Comunicato ufficiale del OVERJAM INTERNATIONAL REGGAE FESTIVAL dal 12 al 15 agosto 2015 in Slovenia.
Ultimo aggiornamento
13:09 30/11/2016

[Realizzazione siti web www.sitoper.it]